Ettore Majorana, 25 marzo 1938. Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi… Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto…; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.
Il fisico siciliano salutava così il suo mondo, l’Università di Napoli alla quale era arrivato grazie alle insistenze di Enrico Fermi, amico di vecchia data che lo aveva convinto a partecipare al concorso pubblico per l’attribuzione della cattedra. Con poche righe, con fare misurato e quasi contrito, come sempre era stato lui, nella vita, nei suoi studi mai sbandierati ai quattro venti, quasi mai pubblicati. Eppure quella notte non scomparve, forse un ripensamento, un’indecisione, all’ultimo momento.
Ettore Majorana, 26 marzo 1938. Caro Carrelli, spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.
Di Majorana non si seppe più nulla e queste rimangono le ultime parole di un genio, di colui che in molti reputano il più grande fisico italiano del novecento, di un ragazzo schivo e dunque poco incline alla vita accademica. Cosa accadde quella notte? Fu suicidio reale o inscenato alla maniera del Pascal di Pirandello (scrittore che Ettore adorava particolarmente)? Sembra impossibile ma ancora oggi siamo qui a parlarne, perché quando se ne va un genio non può certo farlo in modo banale.
La notte del 26 marzo Ettore stava viaggiando su un piroscafo della Tirrenia salpato da Palermo alla volta di Napoli. Era di ritorno dopo un paio di giorni di riposo che si era concesso su insistenza dei suoi amici più stretti. Secondo i registri della società navale Majorana sbarcò regolarmente la mattina del 27 marzo e un marinaio sostenne di averlo visto poco prima dell’arrivo, quando il piroscafo aveva già doppiato l’isola di Capri. Sembrerebbe dunque allontanarsi l’ipotesi del suicidio in mare.
C’è chi ha detto di averlo visto in Argentina parecchi anni dopo, chi lo accomuna a un viandante che errava per Sicilia insegnando fisica e matematica ai ragazzi e chiamato Tommaso Lipari. Altri ancora, tra cui Leonardo Sciascia, pensano possa aver abbracciato la vita monastica; ma sono in pochi a pensare che Majorana sia morto quella notte.
Il mistero è lontano dall’essere risolto e forse è meglio rimanga tale. Rimangono queste tracce e tante interpretazioni date alla scomparsa. Sciascia congetturò che Ettore, venuto in contatto con il Nazismo ai tempi del viaggio in Germania presso Heisemberg e immerso nel clima fascista pre bellico italiano, avesse intuito che la sua amata fisica avrebbe condotto alla costruzione della bomba atomica e abbia dunque preferito far perdere le sue tracce prima ancora che qualcuno lo obbligasse a partecipare a un progetto così greve e letale. Altri ne enfatizzano il carattere, asserendo che la sua scomparsa sia un modo per garantirsi la tranquillità necessaria agli studi. C’è poi una teoria, che personalmente trovo meravigliosa, che non è così lontana dall’indole di Ettore.
A formularla è stato Oleg Zaslavskii, fisico teorico all’Università di Kharkav, in Ucraina. Per lui Ettore Majorana avrebbe consciamente posto in essere la meccanica quantistica del destino. Con la sua scomparsa infatti avrebbe generato una realtà nella quale tutte le ipotesi sono possibili, ognuna con un suo grado di probabilità. È la stessa cosa che accade alle particelle, che possono essere contemporaneamente in due luoghi diversi. Questa interpretazione, oltre a essere particolarmente suggestiva, ha anche il merito di non tentare di risolvere il mistero, ma di comprenderlo come facente parte di una realtà ben più ampia nella quale, tra i tanti mondi possibili nelle dimensioni dell’universo, il genio di Majorana abita tutte le possibilità che il destino di quella lontana notte del 1938 gli riservava.
Luigi Pirandello, da Il fu Mattia Pascal, 1904. Chissà quanti sono come me, nelle mie stesse condizioni, fratelli miei. Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove.
NOTE FINALI
Molte risorse utili per approfondire la conoscenza di Ettore Majorana sono reperibili online grazie al sito web ettoremajorana.eu.
Il titolo prende in prestito un verso della canzone Mesopotamia, di Franco Battiato.


















