Dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna. In questo caso gli uomini sono molti, ben 29. Ovvero tutti gli astronauti che hanno partecipato alle missioni spaziali fin dal lontano 1959 durante il progetto Mercury. Già allora, insieme a Malcolm Scott Carpenter, LeRoy Gordon Cooper Jr., John Glenn Jr., Virgil ‘Gus’ Grissom, Walter Marty Schirra Jr.,Alan Bartlett Shepard Jr. e Donald Kent Slayton c’era lei, l’infermiera degli astronauti Dolores “Dee” O’Hara.
Forse nemmeno lei pensava che da quel momento, la sua vita avrebbe significato curarsi di tutti coloro che viaggiavano verso lo spazio. Di certo non pensava che proprio lei, si sarebbe presa cura degli unici 12 esseri umani che avrebbero mai messo piede sulla luna. Questa ragazza nata a Nampa (Ohaio) ma di chiare origini irlandesi, è stata per tutti loro una “mamma”, un medico, un consulente, un’amica. Visto che per quasi trent’anni la sua giornata era scandita da una sveglia poco prima dell’alba e dodici lunghe ore di lavoro a contatto con i protagonisti di queste missioni.
Avevano la tuta spaziale addosso e rimasi incantata a guardarli. Mi sembravano persone di altri mondi. Erano bellissimi (così descrive Dolores il primo “contatto” con gli astronauti del progetto Mercury)
E come ogni “mamma” che si rispetti, suo compito era anche quello di rilevare eventuali problemi che avrebbero precluso la possibilità di volo a chiunque. Un ruolo decisamente scomodo quando si ha a che fare con piloti che darebbero la loro stessa vita pur di prendere parte a quelle missioni.
«Ero la sorella, l’infermiera, l’amica di questi ragazzi votati al pericolo e all’ignoto. Controllavo la loro salute, la digestione, l’umore, i pensieri. Ero l’unica donna che stava vicino a loro dalla mattina alla sera: nessuno li conosceva come me. Feci un patto con loro: io non vi tradirò mai a meno che il mio parere non comprometta la vostra vita e la missione. Avevano più paura dei medici che dello spazio…»
Oltre ai progressi tecnologici, al coraggio di chi ne ha preso parte, allo spirito umano che come sempre si spinge verso lo spazio e l’inifito, è anche grazie alla cura di Dolores “Dee” O’Hara che dobbiamo la nostra conquista umana della Luna. E non è un caso se senza di lei, sono molti gli astronauti che finito il loro compito hanno trovato parecchie difficoltà nel reintegrarsi nella vita normale. Buzz Aldrin (secondo uomo ad aver messo piede sulla luna) ha attraversato momenti di grande depressione, Charles Duke (decimo uomo ad sbarcare sulla luna) ha preso una deriva più mistica, Edgar Mitchell (sesto uomo sulla luna) che si è dedicato all’occulto e recentemente ha rilasciato dichiarazioni anche sul fenomeno UFO. Certo non deve essere facile ritornare ad una vita reale, dopo aver toccato la luna con un … piede. Soprattutto se a prendersi cura di te non c’è più la nostra “Dee”.



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